Mobilità internazionale e workforce ibrida: come cambia la domanda di appartamenti corporate a Milano

Categoria: Senza categoria
appartamenti corporate Milano

Introduzione

Il dipendente tipo che un’azienda doveva alloggiare a Milano dieci anni fa aveva un profilo abbastanza prevedibile: un contratto di relocation di uno o più anni, un trasferimento definito con largo anticipo, una permanenza continuativa in città per tutta la durata dell’incarico. Oggi questo profilo convive con una popolazione molto più eterogenea di persone in mobilità: professionisti che lavorano da Milano solo due settimane al mese, team internazionali che ruotano su progetti di poche settimane, dipendenti che alternano la sede italiana ad altre città europee nell’ambito di un modello di lavoro ormai stabilmente ibrido. Questa trasformazione sta cambiando in profondità le caratteristiche richieste agli appartamenti corporate Milano, spingendo le aziende a ripensare non solo dove cercano gli alloggi per il proprio personale, ma anche per quanto tempo, con quale flessibilità contrattuale e con quali servizi aggiuntivi.

In questo articolo analizziamo, attraverso sette domande e risposte, come la combinazione tra mobilità internazionale crescente e modelli di lavoro ibridi stia ridisegnando la domanda di expat housing nel capoluogo lombardo, quali nuove esigenze stanno emergendo tra i dipendenti in trasferta e quali implicazioni tutto questo comporta per i responsabili aziendali che devono continuare a garantire soluzioni abitative adeguate a un personale sempre più difficile da inquadrare in categorie rigide come relocation di lungo periodo o semplice trasferta breve.

I dati ufficiali raccolti da istituzioni come l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, insieme al quadro normativo introdotto negli ultimi anni per regolare l’ingresso dei lavoratori da remoto extra-europei, offrono un punto di osservazione privilegiato su un fenomeno che, lungi dall’essere una parentesi legata alla pandemia, si sta consolidando come una caratteristica strutturale del mercato del lavoro internazionale, con conseguenze dirette sulla pianificazione degli alloggi aziendali a Milano.

Va detto subito che questa evoluzione non riguarda solo le grandi multinazionali tecnologiche, spesso associate per prime a modelli di lavoro flessibile: la combinazione tra progetti internazionali a rotazione rapida, team distribuiti su più sedi europee e una crescente richiesta di flessibilità da parte dei professionisti stessi sta interessando settori molto diversi tra loro, dalla consulenza alla finanza, dall’ingegneria ai servizi professionali, rendendo la comprensione di questi fenomeni rilevante per un pubblico di responsabili aziendali molto più ampio di quanto si potrebbe pensare a un primo sguardo.

Le 7 domande chiave sulla corporate housing compliance

1. Cosa si intende oggi per mobilità internazionale ibrida e perché sta cambiando il profilo di chi cerca un appartamento corporate a Milano?

Con l’espressione mobilità internazionale ibrida si fa riferimento a un modello di lavoro in cui il dipendente non è più stabilmente collocato in un’unica sede per l’intera durata del proprio incarico, ma alterna periodi di presenza fisica in una città, come Milano, a periodi trascorsi in altre sedi aziendali, nel proprio paese di origine o in modalità completamente da remoto. Questo modello, che ha iniziato a diffondersi in modo significativo dopo la pandemia, si è nel frattempo consolidato come una caratteristica strutturale di molte organizzazioni internazionali, e produce un profilo di dipendente molto diverso da quello tradizionale della relocation aziende Milano di lungo periodo: una persona che potrebbe aver bisogno di un alloggio disponibile per due settimane al mese, per tre mesi consecutivi, o con una cadenza del tutto irregolare legata alle esigenze specifiche del proprio progetto.

Questo cambiamento ha una conseguenza diretta sulla tipologia di appartamenti corporate Milano richiesti dalle aziende: se il modello tradizionale privilegiava contratti di locazione transitoria di alcuni mesi con un unico occupante stabile, il nuovo modello richiede soluzioni molto più flessibili, capaci di ospitare la stessa persona per periodi non continuativi, o addirittura di alternare occupanti diversi nello stesso immobile in base al calendario di presenza di ciascuno, un’esigenza che un fornitore abituato a gestire solo contratti di lungo periodo fatica spesso a soddisfare con la stessa efficacia di un operatore specializzato in soggiorni brevi e flessibili.

Un caso concreto riguarda una società di consulenza strategica con sedi in tre paesi europei, che ha introdotto per un gruppo di senior manager un modello di presenza a rotazione, con ciascun manager tenuto a trascorrere circa una settimana al mese nella sede milanese per riunioni di coordinamento e attività con i clienti locali. Gestire questo tipo di presenza con un tradizionale contratto di locazione mensile si è rivelato inefficiente e costoso, portando l’azienda a cercare, con l’aiuto di un property manager specializzato, una soluzione basata su un piccolo pool di appartamenti condivisi tra i diversi manager coinvolti, gestiti con un calendario di occupazione centralizzato.

Questa varietà di situazioni mette in crisi, prima ancora degli strumenti operativi di gestione degli alloggi, le stesse categorie con cui le funzioni HR sono abituate a classificare il personale in trasferta: le tradizionali distinzioni tra trasferta breve, relocation di medio periodo e trasferimento definitivo, che per anni hanno guidato le policy aziendali e i relativi budget, faticano oggi a rappresentare fedelmente situazioni come quella di un dipendente che lavora stabilmente da Milano una settimana su quattro per un periodo di tempo indefinito, senza che l’azienda sappia dire con certezza se si tratti di una situazione temporanea o destinata a consolidarsi per anni.

2. Quanto pesa realmente lo smart working sulla domanda di alloggi temporanei e cosa dicono i dati ufficiali su questo fenomeno in Italia?

I dati raccolti dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano offrono una fotografia utile per comprendere la dimensione del fenomeno: nel 2025 i lavoratori italiani che operano da remoto per almeno una parte del proprio tempo sono stati circa 3.575.000, con un incremento dello 0,6% rispetto all’anno precedente, dopo un lieve calo registrato nel 2024. Il dato più significativo per chi si occupa di alloggi corporate riguarda però la diffusione del fenomeno tra le grandi imprese, dove il lavoro da remoto in qualche forma è presente nel 95% delle organizzazioni, con circa il 53% del personale complessivo coinvolto in una qualche modalità di lavoro agile, spesso strutturata attraverso policy aziendali formalizzate piuttosto che accordi informali con il singolo responsabile.

Questo dato, apparentemente distante dal tema degli appartamenti corporate Milano, ne è in realtà una determinante diretta: un modello di lavoro ibrido applicato al personale internazionale, e non solo a quello locale, significa che un numero crescente di professionisti stranieri alterna la propria presenza fisica a Milano con periodi trascorsi altrove, generando una domanda di alloggi che si concentra su soggiorni più brevi ma più frequenti, anziché su un’unica permanenza continuativa come avveniva in passato. Le aziende che gestiscono questo tipo di personale si trovano quindi a dover ripensare i propri contratti di alloggio, passando da una logica di locazione dedicata a un singolo dipendente per l’intera durata dell’incarico a una logica di disponibilità flessibile, capace di adattarsi a un calendario di presenza variabile, un cambio di prospettiva che richiede tempo, sperimentazione e un fornitore disposto ad accompagnare l’azienda in questa transizione anziché limitarsi a proporre lo stesso modello contrattuale utilizzato per la relocation tradizionale.

Un responsabile della mobilità internazionale di una società di ingegneria racconta come, nell’arco di pochi anni, la propria organizzazione sia passata da una gestione quasi esclusiva di relocation di lungo periodo a una situazione in cui quasi un terzo delle richieste di alloggio riguarda oggi personale in modalità ibrida, con permanenze frazionate nell’arco di diversi mesi anziché continuative, un cambiamento che ha richiesto una revisione sostanziale dei criteri con cui l’azienda seleziona i propri fornitori di alloggi a Milano.

Va inoltre segnalato che, secondo la stessa ricerca dell’Osservatorio Smart Working, la diffusione del lavoro agile non è uniforme tra tipologie di impresa: mentre nelle grandi imprese il fenomeno risulta ampiamente consolidato e in leggera ma costante crescita, tra le piccole e medie imprese si osserva negli ultimi anni una tendenza opposta, con una riduzione del numero di lavoratori coinvolti, complice una maggiore preferenza per il lavoro in presenza in organizzazioni di dimensioni più contenute. Questa differenza settoriale è rilevante anche per il tema degli alloggi corporate, perché conferma che la domanda di soluzioni abitative flessibili legate alla mobilità ibrida si concentra soprattutto tra le organizzazioni di maggiori dimensioni e a vocazione internazionale, proprio quelle che più frequentemente devono alloggiare personale a Milano.

3. In che modo il nuovo visto per nomadi digitali introdotto in Italia sta influenzando la domanda di expat housing a Milano?

Con il decreto del Ministero dell’Interno del 29 febbraio 2024, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 aprile 2024, l’Italia ha definito le modalità applicative del visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto, introdotto dalla legge 4 marzo 2022, n. 25, che consente a cittadini extra-europei altamente qualificati di ottenere un permesso di soggiorno per lavorare da remoto sul territorio italiano per conto di datori di lavoro o clienti esteri, senza dover operare per il mercato italiano. Questo strumento normativo, per quanto pensato principalmente per liberi professionisti e lavoratori autonomi internazionali, ha una ricaduta indiretta ma concreta anche sulle aziende: un numero crescente di professionisti stranieri, spesso già in relazione lavorativa con società che hanno una presenza anche a Milano, sceglie oggi la città come base per soggiorni di lavoro da remoto di media durata, generando una domanda di expat housing distinta da quella tradizionale legata a un incarico aziendale formale.

Va precisato che il visto per nomadi digitali non può essere richiesto da chi lavora per aziende italiane o svolge attività rivolte al mercato italiano, una condizione che lo rende uno strumento pensato per un profilo specifico di professionista internazionale, ma che comunque interseca sempre più spesso il mondo aziendale, ad esempio quando un dipendente straniero di un’azienda internazionale sceglie Milano come base personale per motivi di qualità della vita, pur continuando a lavorare da remoto per la propria sede di origine, generando una domanda di alloggio che le aziende osservano indirettamente attraverso le richieste di supporto alla ricerca di casa che questi dipendenti rivolgono ai propri datori di lavoro anche al di fuori di un vero e proprio processo di relocation aziende Milano formale.

Un caso concreto riguarda una società tecnologica statunitense che, pur non avendo una sede legale in Italia, ha iniziato a ricevere richieste di supporto alla ricerca di alloggio da parte di alcuni dipendenti interessati a trasferirsi temporaneamente a Milano tramite il visto per nomadi digitali, mantenendo il proprio ruolo lavorativo invariato: l’azienda, non avendo mai gestito prima richieste di questo tipo, ha dovuto costruire da zero una prassi interna per orientare questi dipendenti verso soluzioni abitative affidabili, appoggiandosi infine a un property manager locale in grado di offrire contratti coerenti con la natura non aziendale, ma comunque legata al mondo del lavoro, di questi soggiorni.

È utile ricordare che il visto per nomadi digitali richiede al richiedente di dimostrare una capacità economica e una continuità professionale specifiche, oltre a un’esperienza pregressa di almeno sei mesi nel lavoro da remoto nel proprio settore, requisiti pensati per selezionare un profilo di professionista già stabilizzato nella propria carriera piuttosto che un lavoratore alle prime esperienze. Questo dettaglio è rilevante anche per chi si occupa di alloggi aziendali, perché il profilo tipico di chi utilizza questo canale di ingresso tende a orientarsi verso soluzioni abitative di qualità medio-alta, con una permanenza di alcuni mesi piuttosto che poche settimane, un segmento di domanda che si sovrappone parzialmente, ma non completamente, a quello tradizionale della relocation aziendale vera e propria.

4. Come sta cambiando la durata media dei soggiorni corporate a Milano e quali conseguenze ha questo cambiamento sulla pianificazione degli alloggi?

Se il modello tradizionale di relocation aziendale prevedeva soggiorni di uno o più anni, la crescente diffusione di modelli di lavoro ibridi e di progetti internazionali a rotazione rapida ha portato a una progressiva riduzione della durata media dei soggiorni corporate osservata dagli operatori del settore a Milano, con un peso crescente di permanenze comprese tra le poche settimane e i tre mesi, spesso non continuative. Questo cambiamento, se da un lato riflette una maggiore flessibilità organizzativa delle aziende internazionali, dall’altro pone sfide specifiche sul piano della pianificazione degli alloggi, perché un contratto di locazione pensato per un soggiorno di un anno intero non si adatta facilmente a un utilizzo frazionato o a rotazione tra persone diverse nel corso dello stesso periodo contrattuale, richiedendo un ripensamento delle clausole contrattuali standard che per anni hanno guidato la negoziazione tra aziende e proprietari a Milano.

Le aziende che gestiscono un volume crescente di soggiorni brevi e non continuativi si trovano quindi a dover negoziare con i propri fornitori di alloggi condizioni contrattuali diverse rispetto al passato, ad esempio accordi quadro che garantiscano la disponibilità di un certo numero di unità per un periodo esteso, all’interno del quale l’azienda possa poi allocare in modo flessibile i propri dipendenti in base al calendario reale delle presenze, anziché un contratto rigido intestato a una singola persona per l’intera durata. Questo tipo di accordo richiede un livello di sofisticazione gestionale che solo un property manager strutturato, con un portafoglio ampio e un sistema di prenotazione centralizzato, è in grado di offrire con continuità.

Un esempio concreto riguarda una società di revisione internazionale che, dopo aver osservato per due anni consecutivi una riduzione della durata media dei propri contratti di alloggio a Milano, passata da una media di otto mesi a poco più di tre, ha rinegoziato l’intero accordo con il proprio fornitore di alloggi, sostituendo i tradizionali contratti individuali con un accordo quadro su un pool di appartamenti condivisi tra diversi professionisti in rotazione, riducendo sensibilmente sia i costi complessivi sia i periodi di inutilizzo degli immobili che si generavano tra un contratto individuale e il successivo.

Questa riduzione della durata media dei soggiorni ha conseguenze anche sul lato dell’offerta, ossia su come i property manager e i proprietari stessi devono ripensare la gestione dei propri immobili: un appartamento che un tempo restava occupato in modo continuativo per un anno intero da un singolo dipendente richiede oggi, per mantenere lo stesso livello di redditività, una capacità di gestire un turnover molto più frequente di occupanti, con tutte le implicazioni che questo comporta in termini di pulizie, manutenzione, verifica dello stato dell’immobile e comunicazioni obbligatorie alle autorità, un carico organizzativo che un singolo proprietario privato difficilmente riesce a sostenere con la stessa efficienza di un operatore professionale abituato a gestire rotazioni frequenti su larga scala.

5. Quali nuove esigenze stanno emergendo tra i dipendenti in mobilità ibrida rispetto a chi si trasferiva a Milano in modo tradizionale?

Il dipendente in mobilità ibrida porta con sé aspettative diverse rispetto al tradizionale expat in relocation di lungo periodo, a partire dalla qualità della connettività internet e dalla presenza di uno spazio realmente funzionale al lavoro da remoto all’interno dell’appartamento, un requisito che un tempo veniva dato per scontato o considerato secondario rispetto ad altri aspetti come la metratura o la vicinanza all’ufficio, e che oggi rappresenta invece uno dei criteri di scelta più immediati per chi trascorrerà buona parte del proprio tempo a Milano lavorando direttamente dall’appartamento, anziché recandosi quotidianamente in un ufficio fisico.

Un secondo elemento di novità riguarda la richiesta di maggiore flessibilità nei tempi di ingresso e di uscita: un dipendente che alterna periodi a Milano con periodi in altre città, magari con un calendario definito solo poche settimane in anticipo per esigenze organizzative del proprio team internazionale, ha bisogno di una soluzione abitativa capace di adattarsi a variazioni dell’ultimo momento, un’esigenza che un contratto di locazione tradizionale, pensato per una permanenza fissa e continuativa, fatica strutturalmente a soddisfare, e che sta spingendo diversi fornitori a introdurre clausole di modifica delle date di soggiorno con un preavviso molto più breve rispetto a quanto previsto dai contratti tradizionali. Un terzo elemento, meno tangibile ma sempre più richiesto, riguarda la componente di comunità e socialità: chi lavora in autonomia da un appartamento, senza la routine quotidiana di un ufficio condiviso con colleghi, tende ad attribuire un valore maggiore a soluzioni abitative che favoriscano un minimo di socialità, ad esempio attraverso spazi comuni condivisi con altri professionisti in trasferta, rispetto a un semplice appartamento isolato.

Un caso concreto riguarda un gruppo di professionisti di una società di media internazionale, in rotazione mensile tra Milano e altre due capitali europee, che ha esplicitamente richiesto al proprio datore di lavoro, in fase di negoziazione delle condizioni di trasferta, un alloggio dotato di una connessione internet certificata per videoconferenze professionali e di uno spazio dedicato al lavoro separato dalla zona notte, una richiesta che l’azienda, abituata a valutare gli alloggi principalmente in base a zona e metratura, ha dovuto imparare a includere tra i propri criteri standard di selezione degli immobili.

Un quarto elemento, particolarmente rilevante per chi si sposta frequentemente tra Milano e altre città, riguarda la vicinanza dell’alloggio agli hub di trasporto, in particolare gli aeroporti e le stazioni ferroviarie ad alta velocità: mentre il dipendente in relocation tradizionale tendeva a privilegiare la vicinanza al proprio ufficio come criterio principale, il professionista in mobilità ibrida, che parte e rientra con frequenza, attribuisce un peso crescente anche alla facilità di raggiungere rapidamente un aeroporto o una stazione, un criterio che sta modificando gradualmente anche la geografia della domanda di appartamenti corporate Milano, con un interesse crescente per zone ben collegate ai principali snodi di trasporto e non solo per quelle più centrali dal punto di vista degli uffici direzionali.

6. Come devono adattare le proprie policy interne le aziende che gestiscono un numero crescente di dipendenti in mobilità ibrida?

Le policy di alloggio aziendale costruite attorno al modello tradizionale di relocation, con categorie rigide basate sulla durata dell’incarico e sul livello gerarchico del dipendente, si dimostrano spesso inadeguate a gestire con efficacia la varietà di situazioni generate dalla mobilità ibrida, dove la stessa persona può avere, nell’arco di un solo anno, esigenze abitative molto diverse in base all’evoluzione del proprio progetto o delle proprie preferenze personali di lavoro flessibile. Le aziende più avanzate in questo ambito hanno iniziato a sostituire le tradizionali categorie rigide con criteri basati sulla frequenza e sulla prevedibilità della presenza a Milano, distinguendo ad esempio tra personale con presenza fissa e continuativa, personale con presenza ricorrente ma frazionata, e personale con presenza occasionale e poco prevedibile, ciascuna categoria associata a un diverso tipo di soluzione abitativa e di accordo contrattuale con il fornitore di alloggi.

Un secondo adattamento riguarda il budget: mentre il costo di un alloggio per relocation di lungo periodo è relativamente semplice da prevedere e allocare a un singolo centro di costo, la gestione di soggiorni brevi e frazionati, magari condivisi tra più persone in rotazione, richiede un modello di allocazione dei costi più sofisticato, capace di ripartire in modo equo la spesa complessiva tra i diversi progetti o funzioni che beneficiano dello stesso pool di appartamenti condivisi, un esercizio che spesso richiede la collaborazione tra la funzione HR e quella di controllo di gestione per essere impostato correttamente fin dall’inizio.

Un caso concreto riguarda una società di private equity che, dopo aver osservato una crescita significativa delle richieste di alloggio flessibile da parte dei propri analisti in rotazione tra diverse sedi europee, ha introdotto una policy basata su un sistema di crediti mensili di pernottamento assegnati a ciascun team, anziché su un budget fisso per singolo dipendente, permettendo una gestione molto più agile delle esigenze abitative senza dover rinegoziare le condizioni ogni volta che cambiava la composizione del team in trasferta a Milano.

Accanto alla revisione delle policy formali, le aziende più efficaci in questo ambito investono anche nella formazione dei manager di linea, che restano spesso il primo punto di contatto per un dipendente che deve pianificare la propria presenza a Milano: un manager consapevole delle nuove opzioni disponibili, dalla condivisione flessibile di un pool di appartamenti alla possibilità di modificare rapidamente le date di soggiorno, è in grado di orientare correttamente il proprio team fin dalle prime richieste, evitando che ogni singola esigenza venga gestita come un caso eccezionale da negoziare da zero con la funzione HR centrale.

7. Quali competenze deve avere oggi un property manager per rispondere efficacemente a queste nuove forme di mobilità internazionale?

Un property manager che vuole rispondere efficacemente alla domanda generata dalla mobilità ibrida deve affiancare alle competenze tradizionali di gestione immobiliare, contrattuale e fiscale, una capacità organizzativa nuova: la gestione di calendari di occupazione flessibili su singoli immobili, con la possibilità di alternare occupanti diversi nel rispetto delle norme di comunicazione obbligatoria verso le autorità e delle condizioni contrattuali concordate con i proprietari, un livello di complessità operativa molto superiore rispetto alla gestione di un contratto tradizionale con un unico occupante stabile per l’intera durata.

Un secondo requisito riguarda la capacità di adeguare rapidamente lo standard qualitativo degli immobili gestiti alle nuove esigenze emerse tra i professionisti in mobilità ibrida, dalla qualità della connessione internet alla presenza di spazi dedicati al lavoro da remoto, un aggiornamento che richiede investimenti concreti sugli arredi e sulla dotazione tecnologica di ogni singolo appartamento, non semplicemente una comunicazione di marketing rivolta alle aziende clienti. e che oggi rappresentano invece un elemento distintivo tra un fornitore aggiornato alle nuove esigenze del mercato e uno ancora ancorato a un modello di offerta pensato esclusivamente per la relocation tradizionale di lungo periodo.

Un terzo requisito, forse il più difficile da costruire nel breve periodo, riguarda la capacità del property manager di dialogare efficacemente con le funzioni HR e di mobilità internazionale delle aziende clienti, comprendendo le logiche organizzative sempre più complesse con cui queste funzioni oggi classificano il proprio personale in movimento, e traducendo queste esigenze in soluzioni abitative concrete senza richiedere all’azienda cliente uno sforzo di adattamento eccessivo alle proprie categorie contrattuali standard. Un fornitore capace di questo dialogo, più che un semplice esecutore di richieste di locazione, si propone come un vero partner nella gestione della mobilità internazionale dell’azienda, un ruolo che sta diventando sempre più centrale man mano che la complessità di questo fenomeno cresce.

Conclusione: perché affidarsi a un property manager come Property-Nos

I dati e i casi raccolti in questo articolo raccontano una trasformazione strutturale, non un fenomeno transitorio: la mobilità internazionale ibrida sta ridisegnando in profondità la domanda di appartamenti corporate Milano, imponendo alle aziende una revisione dei propri criteri di selezione, delle proprie policy interne e delle proprie condizioni contrattuali con i fornitori di alloggi. Le aziende che continuano a trattare questa domanda con gli stessi strumenti pensati per la relocation tradizionale di lungo periodo rischiano di trovarsi sempre più spesso in difficoltà nel rispondere a esigenze abitative che oggi cambiano con una rapidità e una varietà senza precedenti.

In questo scenario, affidarsi a un property manager professionale come Property-Nos rappresenta un vantaggio concreto per le aziende che devono gestire un personale sempre più mobile e sempre meno riconducibile alle categorie tradizionali: la gestione in esclusiva di un ampio portafoglio di immobili a Milano, unita alla capacità di adattare rapidamente calendari di occupazione, standard qualitativi e condizioni contrattuali alle nuove esigenze della mobilità ibrida, consente alle aziende clienti di offrire ai propri dipendenti internazionali soluzioni abitative realmente in linea con il modo in cui oggi lavorano e si muovono tra una sede e l’altra.

Per un’azienda che gestisce, o prevede di gestire, un numero crescente di professionisti in mobilità internazionale ibrida, scegliere un partner capace di comprendere e anticipare queste nuove esigenze, anziché limitarsi a replicare le soluzioni pensate per la relocation di lungo periodo, rappresenta oggi una scelta strategica per continuare ad attrarre e trattenere i talenti internazionali di cui l’organizzazione ha bisogno, in un mercato del lavoro che, come dimostrano i dati ufficiali analizzati in questo articolo, si muove ormai stabilmente in questa direzione, con un ritmo di cambiamento che difficilmente rallenterà nei prossimi anni.

Chi osserva con attenzione l’evoluzione degli ultimi anni difficilmente si aspetta un’inversione di rotta verso i modelli più rigidi del passato: la combinazione tra progetti internazionali sempre più distribuiti su più sedi, una forza lavoro sempre più abituata alla flessibilità e un quadro normativo che, come dimostra l’introduzione del visto per nomadi digitali, si sta progressivamente adattando a queste nuove forme di mobilità, suggerisce che la domanda di appartamenti corporate Milano continuerà a evolvere in questa direzione anche nei prossimi anni, premiando le aziende e i fornitori capaci di adattarsi per primi a questo nuovo modo di lavorare e di muoversi tra le città.

Fonti ufficiali di riferimento

  • Osservatorio Smart Working, Politecnico di Milano – Ricerca 2025 sul lavoro agile e i modelli organizzativi ibridi
  • Ministero dell’Interno – Decreto 29 febbraio 2024 (Gazzetta Ufficiale, 4 aprile 2024), attuativo del visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto
  • Legge 4 marzo 2022, n. 25, articolo 6-quinquies (introduzione del permesso di soggiorno per nomadi digitali)
  • Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi – 36° Rapporto “Milano Produttiva” (banca dati Reprint)
  • Comune di Milano, Portale del Dato – “La popolazione a Milano nel 2025”

Tag:

Contattaci

Per ricevere maggiori informazioni compila il form sottostante

    Articoli correlati

    Vantaggi della Locazione Transitoria

    Vantaggi della Locazione Transitoria

    Se stai cercando un’opzione flessibile per affittare un immobile per un breve periodo, un contratto di locazione transitoria potrebbe essere ciò che fa per te.
    Vediamo insieme di cosa si tratta, tutte le caratteristiche, i vantaggi e come può rispondere alle tue esigenze.

    leggi tutto