Contratti di Affitto Corporate a Milano: Cosa Devono Sapere le Aziende

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Introduzione

Milano è una città in cui il lavoro si muove più velocemente del mercato immobiliare tradizionale. Direzioni HR, mobility manager, uffici acquisti, studi professionali, società di consulenza, aziende tecnologiche, gruppi farmaceutici, imprese della moda e realtà industriali con sedi operative in Lombardia si trovano sempre più spesso davanti alla stessa esigenza: trovare alloggi affidabili per personale che deve restare in città per un periodo superiore a pochi giorni, ma non necessariamente per diversi anni. In questo scenario il contratto di affitto corporate non è più una soluzione marginale, né un semplice compromesso tra hotel e locazione residenziale. È diventato uno strumento organizzativo vero e proprio, utile per gestire trasferte, temporary assignment, onboarding di figure senior, relocation di dipendenti esteri, progetti presso clienti e permanenze legate a cantieri, fiere, audit, corsi di formazione o aperture di nuove sedi.

La domanda di affitto aziendale Milano nasce da una trasformazione concreta del modo in cui le imprese gestiscono il personale. Un tempo la soluzione standard per un dipendente in trasferta era l’hotel: comodo per pochi giorni, semplice da prenotare, fiscalmente ordinato. Ma quando la permanenza diventa di un mese, tre mesi, sei mesi o un anno, l’hotel può risultare costoso, impersonale e poco adatto alla vita quotidiana. Un manager che rientra tardi da una giornata di riunioni, un consulente che deve preparare documenti la sera, un tecnico che lavora su turni, una coppia trasferita temporaneamente o un dipendente straniero che sta cercando casa definitiva hanno bisogno di spazi più equilibrati: una cucina, una zona living, una connessione stabile, una camera confortevole, una lavanderia, un quartiere ben collegato e un referente che intervenga rapidamente in caso di necessità.

Per questo molte aziende stanno passando da una logica di prenotazione alberghiera a una logica di housing aziendale. La differenza è sostanziale. Prenotare camere significa risolvere un problema immediato; strutturare un contratto di affitto corporate significa creare una soluzione abitativa coerente con il progetto aziendale. Un esempio frequente riguarda le società straniere che aprono una sede a Milano e devono ospitare per alcuni mesi il country manager, un responsabile commerciale e due figure operative. Quattro camere d’hotel per sei mesi possono generare costi molto elevati e una qualità di vita limitata. Due o tre appartamenti ben posizionati, arredati, gestiti professionalmente e regolati da un accordo chiaro possono invece migliorare il budget, la soddisfazione del personale e la continuità del lavoro.

Il contesto milanese rende questa scelta ancora più rilevante. Il Comune di Milano indica una popolazione residente vicina a 1,4 milioni di persone a fine 2025, a cui si aggiunge una forte presenza quotidiana di studenti, lavoratori pendolari, professionisti, visitatori business e personale temporaneamente presente in città. Milano è inoltre il principale mercato italiano per servizi avanzati, finanza, moda, design, sanità privata, università, fiere, eventi e sedi direzionali. Questo significa che l’offerta abitativa di qualità è molto richiesta e che le aziende non possono permettersi di improvvisare. Una ricerca avviata all’ultimo momento espone a immobili non adeguati, contratti poco chiari, condizioni economiche instabili o soluzioni lontane dalle reali necessità del dipendente.

Il contratto di affitto corporate deve quindi essere valutato con attenzione sotto tre profili: operativo, economico e giuridico. Il profilo operativo riguarda la posizione dell’immobile, i servizi inclusi, la facilità di accesso, la connessione internet, l’arredo, la manutenzione, il check-in e la gestione delle emergenze. Il profilo economico riguarda il canone, le spese, le utenze, l’eventuale deposito, la durata, il preavviso e la prevedibilità dei costi rispetto ad alternative come hotel, residence o affitti brevi. Il profilo giuridico riguarda il tipo di contratto, la registrazione, l’identificazione delle parti, l’utilizzo dell’alloggio da parte del personale aziendale, le responsabilità per danni e il rispetto della normativa sulle locazioni abitative.

Un buon affitto aziendale Milano non deve essere confuso con una soluzione turistica. Le aziende cercano stabilità, chiarezza e continuità. Hanno bisogno di sapere chi firma, chi paga, chi occupa l’immobile, quali documenti sono necessari, come vengono gestiti eventuali cambi di personale e quali sono i tempi di uscita. Allo stesso tempo, non sempre vogliono vincolarsi a un contratto lungo tradizionale, perché i progetti cambiano, i dipendenti possono essere riassegnati e i budget vengono rivisti. È proprio in questo spazio intermedio che il contratto di affitto corporate, spesso collegato a esigenze transitorie reali e documentabili, può offrire un equilibrio efficace tra flessibilità e sicurezza.

Questo articolo è pensato per responsabili aziendali, HR manager, mobility manager, amministratori e uffici acquisti che devono capire come impostare correttamente la ricerca di alloggi per personale a Milano. L’obiettivo non è sostituire una consulenza legale o fiscale, ma fornire una guida pratica: cosa significa contratto corporate, quali vantaggi offre, quali clausole controllare, quando può essere utile una locazione transitoria, come evitare errori frequenti e perché lavorare con un property manager specializzato può ridurre tempi, rischi e costi nascosti. In un mercato competitivo come Milano, scegliere bene l’alloggio del personale non è un dettaglio logistico: è una componente della qualità dell’esperienza aziendale.

1. Che cosa si intende per contratto di affitto corporate a Milano?

Con contratto di affitto corporate si intende, in termini pratici, un accordo di locazione pensato per soddisfare un’esigenza abitativa aziendale. L’immobile viene utilizzato da dipendenti, dirigenti, consulenti o collaboratori dell’impresa, anche se la società può essere il soggetto che gestisce la trattativa, sostiene il costo o firma direttamente il contratto. La struttura esatta dipende dal caso concreto: in alcune situazioni firma l’azienda, in altre firma il dipendente con garanzia o rimborso aziendale, in altre ancora viene costruita una soluzione contrattuale adatta alla durata del progetto.

La caratteristica centrale è la finalità: l’alloggio non viene scelto per turismo, ma per permettere a una persona di lavorare stabilmente a Milano per un periodo determinato. Questo accade, ad esempio, quando una società manda un team presso un cliente per sei mesi, quando un manager estero arriva prima di trasferire la famiglia, quando un ospedale privato ospita uno specialista o quando una multinazionale assume una figura senior e le offre una sistemazione iniziale.

Rispetto alla locazione tradizionale, il contratto di affitto corporate richiede maggiore attenzione alla flessibilità, alla gestione operativa e alla chiarezza sulle persone autorizzate a occupare l’immobile. Rispetto all’hotel, invece, offre una dimensione più residenziale e adatta alla vita quotidiana. Il punto non è solo trovare una casa, ma creare una soluzione coerente con le esigenze dell’azienda e del lavoratore.

Per questo è utile distinguere tra accordo commerciale, intestazione del contratto e gestione quotidiana dell’alloggio. Una società può voler centralizzare il pagamento, ma lasciare al dipendente alcuni obblighi pratici; oppure può preferire un rapporto diretto con il proprietario o con il property manager. In ogni caso, il contratto deve rendere comprensibile chi ha poteri decisionali, chi risponde dei danni, chi comunica eventuali cambi e quali limiti esistono sull’uso dell’appartamento.

2. Perché un’azienda dovrebbe preferire l’affitto corporate all’hotel o al residence?

La scelta dipende dalla durata della permanenza e dal livello di comfort richiesto. Per pochi giorni l’hotel resta spesso la soluzione più semplice. Quando però il soggiorno supera alcune settimane, l’affitto aziendale Milano può offrire un equilibrio migliore tra costo, qualità e vivibilità. Un appartamento permette di cucinare, ricevere documenti, fare smart working, lavare i propri indumenti, mantenere abitudini personali e vivere il quartiere in modo più naturale. Per un dipendente che lavora molte ore, questa differenza incide davvero sulla qualità della permanenza.

Dal punto di vista aziendale, il vantaggio non è soltanto economico. Un alloggio ben gestito riduce richieste continue all’HR, evita cambi frequenti di struttura, semplifica la programmazione e migliora la percezione dell’azienda da parte del personale. Un caso tipico è quello di una società di consulenza che deve ospitare tre professionisti vicino alla sede del cliente. In hotel, ogni estensione richiede nuove tariffe e disponibilità; con un appartamento corporate, invece, l’azienda può pianificare un periodo coerente con il progetto.

Il residence può essere un’alternativa valida, ma spesso offre standard più uniformi e meno personalizzati. Un appartamento selezionato e gestito da un property manager consente invece di adattare meglio posizione, metratura, stile, servizi e durata. Per molte imprese, questa combinazione rappresenta la soluzione più efficiente.

C’è anche un tema di controllo del budget. L’hotel può sembrare semplice perché concentra molti servizi in un’unica tariffa, ma su periodi medio-lunghi il costo complessivo cresce rapidamente e può variare in base a fiere, eventi e stagionalità. L’appartamento corporate, se ben contrattualizzato, permette invece di programmare meglio la spesa e di ridurre le oscillazioni. Questo aiuta sia l’HR sia il procurement, soprattutto quando devono motivare internamente la scelta e confrontare preventivi diversi.

3. Quali elementi contrattuali devono controllare HR, amministrazione e procurement?

Prima di approvare un contratto di affitto corporate, l’azienda dovrebbe verificare alcuni punti essenziali. Il primo è l’identificazione corretta delle parti: proprietario, eventuale società conduttrice, soggetto pagatore e persone autorizzate a occupare l’immobile. Il secondo è la durata, con particolare attenzione a decorrenza, scadenza, eventuale rinnovo e termini di preavviso. Il terzo riguarda canone, spese condominiali, utenze, internet, pulizie, deposito cauzionale e modalità di pagamento.

È importante anche disciplinare l’uso dell’immobile. Se l’appartamento è destinato a un determinato dipendente o a personale aziendale variabile, questa circostanza deve essere gestita con chiarezza. In caso contrario possono nascere incomprensioni su responsabilità, sicurezza, documenti degli occupanti e danni. Anche la manutenzione merita attenzione: bisogna distinguere tra piccoli interventi ordinari, guasti non imputabili all’occupante e danni causati da uso improprio.

Sul piano formale, i contratti di locazione soggetti a registrazione devono essere registrati entro i termini previsti. L’Agenzia delle Entrate indica il termine ordinario di 30 giorni dalla stipula o dalla decorrenza, se anteriore. Per contratti abitativi inferiori a 30 giorni complessivi nell’anno tra le stesse parti, invece, non sussiste lo stesso obbligo di registrazione. Per le aziende è quindi fondamentale non ragionare solo sul prezzo mensile, ma sulla corretta impostazione documentale.

Un controllo utile riguarda anche la coerenza tra contratto e policy interna. Alcune imprese hanno limiti di spesa, procedure di approvazione, requisiti assicurativi o regole sulla sicurezza del personale. Se questi elementi emergono solo dopo la trattativa, si rischiano ritardi o modifiche dell’ultimo minuto. Meglio predisporre una checklist unica: durata prevista, budget massimo, zone ammesse, documenti aziendali, dati dell’occupante, fatturazione e autorizzazioni interne.

4. Quando la locazione transitoria può essere utile per il personale aziendale?

La locazione transitoria può essere particolarmente utile quando l’esigenza dell’azienda è reale, temporanea e documentabile. Non è una formula da usare in modo automatico, ma può adattarsi bene a molte situazioni corporate: trasferimento per progetto, periodo di prova, incarico temporaneo, apertura di una sede, formazione, sostituzione di personale o permanenza legata a una commessa. La normativa italiana sulle locazioni abitative, con riferimento alla Legge 431/1998 e agli accordi territoriali applicabili, consente diverse tipologie contrattuali e richiede attenzione alla corretta motivazione della transitorietà.

Per un’impresa, il vantaggio è evidente: non sempre ha senso assumere un impegno lungo quando l’esigenza è limitata nel tempo. Allo stesso tempo, l’affitto breve puro può risultare troppo instabile, costoso o non adatto a permanenze professionali di medio periodo. La locazione transitoria si colloca proprio tra questi due estremi: offre maggiore stabilità rispetto alla prenotazione breve e maggiore flessibilità rispetto alla locazione ordinaria pluriennale.

Un esempio concreto riguarda una società che invia a Milano un responsabile tecnico per seguire l’avvio di un reparto per otto mesi. L’hotel sarebbe poco sostenibile, mentre un contratto lungo tradizionale sarebbe eccessivo. Una soluzione transitoria ben documentata può invece rispondere alla necessità reale, proteggendo sia il proprietario sia l’azienda.

La transitorietà, però, non deve essere trattata come una formula generica. È opportuno motivarla con attenzione e conservare la documentazione utile, soprattutto quando l’esigenza dipende da incarichi, contratti di lavoro, periodi di prova, lettere di assegnazione o progetti aziendali. Una gestione professionale aiuta a impostare il percorso in modo ordinato, evitando soluzioni formalmente deboli o poco coerenti con l’effettivo utilizzo dell’immobile.

5. Quali caratteristiche deve avere un appartamento adatto all’affitto aziendale Milano?

Un appartamento corporate non deve essere solo bello in fotografia. Deve funzionare bene nella vita quotidiana di una persona che lavora. La posizione è il primo criterio: vicinanza a metropolitana, passante ferroviario, tram, autobus, stazioni, tangenziali o sedi aziendali può valere più di qualche metro quadrato aggiuntivo. Un dipendente che perde un’ora al giorno negli spostamenti vive peggio l’esperienza, anche se l’immobile è formalmente conveniente.

Il secondo criterio è la funzionalità. Servono connessione internet stabile, scrivania o tavolo adeguato, cucina attrezzata, lavatrice, letto comodo, climatizzazione o riscaldamento efficiente, illuminazione corretta e dotazioni chiare. Le aziende apprezzano molto inventari precisi, istruzioni per elettrodomestici, procedure di emergenza e possibilità di assistenza in lingua, soprattutto quando il personale arriva dall’estero.

Il terzo criterio è la gestione. Un appartamento può essere ottimo, ma diventare un problema se non esiste un referente affidabile. Una serratura difettosa, una perdita, un guasto alla caldaia o un problema con internet possono incidere sulla giornata lavorativa del dipendente. Per questo, nell’affitto aziendale Milano, la qualità del property management è spesso importante quanto la qualità dell’immobile.

Un altro elemento decisivo è la neutralità dello stile. Gli appartamenti corporate migliori non sono freddi, ma nemmeno eccessivamente personalizzati. Devono permettere a persone diverse di sentirsi rapidamente a proprio agio. Arredi moderni, spazi ordinati, colori equilibrati, biancheria adeguata e dotazioni complete riducono le frizioni iniziali. Una casa pensata per il corporate deve essere immediatamente comprensibile: il dipendente arriva, apre la porta e può iniziare a vivere e lavorare senza dover risolvere problemi pratici.

6. Quali errori commettono più spesso le aziende quando cercano alloggi a Milano?

L’errore più comune è partire troppo tardi. Milano è un mercato rapido e competitivo: gli immobili migliori, soprattutto quelli arredati e adatti a permanenze corporate, non restano disponibili a lungo. Cercare a ridosso dell’arrivo del dipendente obbliga spesso a scegliere tra soluzioni costose, lontane o poco coerenti con il profilo della persona.

Il secondo errore è valutare solo il canone. Un appartamento apparentemente economico può diventare costoso se include spese poco chiare, utenze non organizzate, arredi incompleti, manutenzione lenta o posizione scomoda. Per un’azienda, il costo reale comprende anche il tempo dell’HR, le richieste del dipendente, gli eventuali cambi di alloggio e l’impatto sulla produttività.

Il terzo errore è non definire bene chi usa l’immobile. In alcune aziende il personale cambia durante il progetto: un tecnico rientra, un altro arriva, un manager prolunga la permanenza. Se questa dinamica non viene prevista, il contratto può diventare rigido o ambiguo. Meglio chiarire fin dall’inizio le regole di occupazione, comunicazione degli ospiti, responsabilità e documenti necessari. Una procedura semplice, ma scritta bene, evita molti problemi.

Un quarto errore è sottovalutare il feedback del dipendente. Chi gestisce il contratto vede soprattutto numeri, scadenze e documenti; chi vive nell’appartamento percepisce rumori, tempi di trasporto, qualità del letto, temperatura, luce e funzionalità. Raccogliere informazioni dopo le prime settimane aiuta l’azienda a migliorare le scelte future e a costruire un piccolo storico interno delle soluzioni più efficaci per Milano.

7. Come può un property manager semplificare la gestione per l’azienda?

Un property manager specializzato riduce la complessità. Per l’azienda significa avere un interlocutore unico invece di coordinare proprietario, manutentori, amministratore di condominio, fornitori, pulizie e check-in. Questo è particolarmente importante quando l’HR o l’ufficio acquisti gestiscono più inserimenti contemporaneamente e non possono dedicare ore a ogni singolo problema abitativo.

Il property manager seleziona immobili coerenti con l’uso corporate, verifica dotazioni e condizioni, organizza la documentazione, coordina l’ingresso, segue eventuali manutenzioni e facilita la comunicazione tra azienda, occupante e proprietà. Inoltre può aiutare a individuare la formula più adatta in base alla durata prevista, al budget e alle esigenze del dipendente.

Nel mercato milanese, questa funzione è molto utile perché la domanda è frammentata e l’offerta non sempre è progettata per le aziende. Un appartamento turistico può non essere adatto a una permanenza di sei mesi; una locazione tradizionale può essere troppo rigida; un immobile non gestito può generare imprevisti continui. Un property manager competente costruisce invece una soluzione abitativa più stabile, professionale e prevedibile.

Il valore emerge soprattutto quando qualcosa cambia. Un progetto viene prorogato, un dipendente parte prima, un altro arriva in sostituzione, l’azienda chiede una seconda unità nello stesso quartiere o serve documentazione aggiuntiva per l’amministrazione. In questi casi un gestore abituato al corporate può reagire con metodo, mentre una gestione occasionale tende a rallentare. Per un’impresa, questa capacità di adattamento è spesso decisiva.

Conclusione

Per i responsabili aziendali che cercano alloggi per il proprio personale, il contratto di affitto corporate è una soluzione da valutare con metodo. Non basta trovare un appartamento disponibile: occorre capire se l’immobile è davvero adatto all’uso professionale, se la posizione riduce gli spostamenti, se il canone è trasparente, se la durata è coerente con il progetto e se il contratto tutela correttamente le parti. Milano offre molte opportunità, ma proprio per questo richiede una gestione attenta. La differenza tra una sistemazione improvvisata e una soluzione corporate ben organizzata può incidere sul budget, sulla soddisfazione del dipendente e sulla serenità dell’ufficio HR.

Un buon affitto aziendale Milano deve rispondere a una domanda concreta: questa soluzione facilita il lavoro della persona che arriva in città e semplifica la vita dell’azienda che la ospita? Se la risposta è sì, l’alloggio diventa parte dell’investimento sul personale. Un dipendente che trova una casa pronta, pulita, ben collegata e gestita con professionalità inizia l’incarico con meno stress. Un manager trasferito temporaneamente può concentrarsi sugli obiettivi. Un consulente che lavora presso un cliente può mantenere una routine più equilibrata. Un tecnico impegnato su un progetto complesso può contare su spazi funzionali e assistenza tempestiva.

Le aziende più organizzate trattano l’housing corporate come una procedura, non come un’emergenza. Definiscono budget, durata, zone preferite, standard minimi, documenti necessari e regole interne di approvazione. Questa impostazione consente di confrontare meglio le soluzioni e di evitare scelte basate solo sulla disponibilità del momento. In molti casi, la locazione transitoria può rappresentare la formula più equilibrata perché permette di collegare il contratto a un’esigenza temporanea reale, evitando sia la rigidità della locazione ordinaria sia l’instabilità dell’affitto breve.

Affidarsi a un property manager come Property-Nos aggiunge un livello ulteriore di sicurezza operativa. Property-Nos opera esclusivamente a Milano e hinterland, quindi conosce le dinamiche dei quartieri, i collegamenti, le esigenze delle aziende e le aspettative del personale in trasferta. Questo focus territoriale è importante: per un’impresa non serve un catalogo generico di immobili, ma una selezione coerente con tempi, budget, sedi di lavoro e standard abitativi. Un property manager locale può suggerire zone più pratiche, evitare soluzioni apparentemente convenienti ma scomode e intervenire con maggiore rapidità in caso di necessità.

Gli immobili gestiti professionalmente offrono inoltre un vantaggio amministrativo. L’azienda ha bisogno di chiarezza su canoni, spese, durata, modalità di pagamento, documentazione, consegna e riconsegna. Una gestione improvvisata può generare scambi infiniti di email, dubbi sulle responsabilità, ritardi negli interventi e insoddisfazione del dipendente. Una gestione strutturata riduce invece il numero di interlocutori e rende il processo più prevedibile. Per un HR manager o un mobility manager, questo significa meno tempo speso a risolvere problemi abitativi e più tempo dedicato alla gestione delle persone.

Property-Nos può essere particolarmente utile alle aziende che cercano appartamenti per manager, dipendenti esteri, consulenti, tecnici, personale sanitario, figure in relocation o team temporanei. La combinazione tra immobili selezionati, conoscenza del mercato milanese e attenzione alle locazioni transitorie consente di costruire soluzioni più adatte rispetto a un semplice affitto trovato online. Il valore non sta solo nella disponibilità dell’appartamento, ma nella capacità di trasformare una necessità logistica in un servizio abitativo affidabile.

In conclusione, il contratto di affitto corporate a Milano deve essere letto come uno strumento di efficienza aziendale. Quando è impostato correttamente, permette di controllare i costi, migliorare l’esperienza del personale, ridurre gli imprevisti e offrire un livello di comfort superiore rispetto a molte alternative. Per le imprese che vogliono evitare soluzioni improvvisate, affidarsi a immobili gestiti da Property-Nos significa scegliere un partner specializzato, radicato nel mercato milanese e orientato alle esigenze reali delle aziende. In una città competitiva come Milano, questa differenza può trasformare un trasferimento complesso in un’esperienza ordinata, professionale e sostenibile.

Per un responsabile HR, la scelta giusta riduce il numero di richieste da gestire. Per un amministratore, migliora la prevedibilità dei costi. Per il procurement, rende più chiaro il confronto tra alternative. Per il dipendente, trasforma un periodo potenzialmente stressante in una permanenza più semplice e dignitosa. È questa convergenza di interessi a rendere il contratto di affitto corporate uno strumento così utile nel mercato milanese.

La raccomandazione finale è semplice: non aspettare l’emergenza. Quando l’azienda sa che dovrà portare personale a Milano, conviene definire subito criteri, budget e tempi. Con il supporto di Property-Nos, la ricerca può diventare più ordinata e mirata, evitando soluzioni casuali e concentrandosi su immobili realmente adatti all’uso aziendale. Il risultato è un housing corporate più efficiente, più trasparente e più vicino alle esigenze delle persone che ogni giorno contribuiscono al successo dell’impresa.

In termini SEO e SEM, parlare di contratto di affitto corporate significa intercettare un bisogno molto preciso: aziende che non cercano genericamente una casa, ma una soluzione pronta, affidabile e compatibile con processi interni. È un pubblico meno numeroso del turismo, ma molto più qualificato. Chi cerca affitto aziendale Milano ha spesso un’urgenza concreta, un budget definito e una responsabilità organizzativa. Per questo un contenuto ben costruito deve informare, rassicurare e guidare verso una scelta professionale, senza eccessi promozionali ma con una proposta chiara.

Property-Nos si inserisce esattamente in questo spazio: non come semplice intermediario, ma come gestore specializzato di immobili a Milano e hinterland, capace di dialogare con aziende, proprietari e occupanti. Per un’impresa, questo significa ridurre incertezza e frammentazione. Per il dipendente, significa entrare in un appartamento pensato per essere vissuto subito. Per il proprietario, significa valorizzare l’immobile attraverso una domanda più stabile e qualificata. È questa convergenza che rende l’affitto corporate una delle aree più interessanti del mercato milanese.

Fonti ufficiali e riferimenti utili

  • Agenzia delle Entrate, scheda ‘Atti e contratti di locazione’ e servizi RLI per registrazione dei contratti di locazione.
  • Legge 9 dicembre 1998, n. 431, disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo.
  • Comune di Milano, Portale del Dato, dati sulla popolazione residente a Milano nel 2025.
  • ISTAT, comunicati sul mercato del lavoro 2025-2026, utili per inquadrare il contesto occupazionale e la mobilità professionale.

Nota editoriale: contenuto originale sviluppato per finalità SEO/SEM. Lunghezza stimata del corpo articolo: circa 3540 parole.

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